Esamina i dati lasciati online da Marco, 14 anni. Poi scopri come l'algoritmo ricostruisce la sua identità — e cosa sbaglia.
Frequenta la terza media. Vive con la famiglia, ha un telefono da due anni. Usa 4 app ogni giorno. Non ha mai cercato il suo nome su Google.
Tocca ogni fonte per esaminare i dati di Marco. Devi esaminarle tutte per procedere.
Hai esaminato tutti i dati di Marco. Basandoti solo su quello che hai visto, rispondi alle domande qui sotto. Non c'è una risposta giusta: stai costruendo il profilo come farebbe un algoritmo.
Basandosi sugli stessi dati che hai visto tu, l'algoritmo di raccomandazione ha costruito questa versione di Marco. Confrontala con la tua.
L'algoritmo ha visto gli stessi dati tuoi. Ma la sua versione di Marco è incompleta, a volte sbagliata, e ignora tutto ciò che non produce dati.
Marco ha cercato "come non pensare troppo prima di dormire" una notte alle 2. L'algoritmo lo classifica come "utente attivo in fascia notturna" e gli propone più contenuti stimolanti la sera. Non sa che Marco faticava a dormire perché era preoccupato per un litigio con un amico. L'algoritmo vede il comportamento, non il motivo.
Marco ha guardato 2 video complottisti. Non perché ci crede: li aveva visti in un meme e voleva capire di cosa si parlasse. Ma per l'algoritmo "2 video complottisti + visione completa" significa "interesse elevato". Il giorno dopo il feed gliene ha proposti altri 5. Se Marco ne guarda anche solo uno per curiosità, il ciclo si rinforza. L'algoritmo non distingue curiosità da convinzione.
Marco ha cercato "scarpe Nike Air Force prezzo" 3 volte e ha guardato un video di unboxing. Per l'algoritmo pubblicitario, Marco è ora nel segmento "Fashion-conscious teen, medio-alto spendente, sensibile al brand". Riceverà pubblicità mirate. La realtà: Marco voleva sapere se poteva permettersele con la paghetta. L'algoritmo vede l'interesse, non il potere d'acquisto.
Marco allena i bambini di seconda elementare a basket il sabato mattina. Adora farlo. È la cosa di cui va più fiero. Ma non ne ha mai postato nulla, non ha mai cercato nulla a riguardo. Per l'algoritmo, questa parte di Marco non esiste. La sua identità digitale non sa che è una persona generosa.
Marco non ha scelto il suo profilo algoritmico. Non sa nemmeno che esiste. Ma quel profilo decide cosa vede nel feed, quali pubblicità riceve, quanto tempo passa sullo schermo, e perfino quali opportunità gli vengono offerte. In alcuni Paesi, i punteggi algoritmici influenzano l'accesso al credito, all'università, al lavoro. La tua reputazione digitale ti precede. E non ti è stato chiesto il permesso.
L'algoritmo ha costruito una versione di Marco senza chiedergli nulla. Se Marco potesse vedere il suo "profilo algoritmico", cosa pensi che direbbe? In cosa si riconoscerebbe? Cosa lo farebbe arrabbiare?
L'algoritmo non sa che Marco allena i bambini a basket. Pensa a una cosa importante di te che non lascia tracce digitali. Se la tua identità fosse costruita solo sui tuoi dati online, cosa mancherebbe?
Marco ha guardato video complottisti per curiosità, ma l'algoritmo li ha interpretati come interesse. Ti è mai capitato di cercare qualcosa "per vedere" e poi ritrovarti il feed invaso da contenuti simili? Cosa hai fatto?
Se dovessi descrivere in tre frasi "chi è Marco" basandoti SOLO sui dati, e poi in tre frasi basandoti su tutto quello che sai (compresi i dati invisibili), quanto sarebbero diverse le due descrizioni? Scrivile entrambe.
Adesso che sai come funziona, cambieresti qualcosa nel tuo comportamento online? Non c'è una risposta giusta: puoi dire "no, non mi importa" se lo argomenti. L'importante è che sia una scelta consapevole, non un'abitudine inconsapevole.
E ora sai che la differenza esiste. Questo è già potere.